Sugli staffisti di de Magistris si è già scritto tanto. Cosa che non gli ha impedito di continuare nella sua opera di assunzioni, arrivando alla recente nomina di Maria Luisa Ausiello quale assistente di staff dell'ufficio di diretta collaborazione del sindaco (retribuzione annua lorda di 40.027,26€). Siamo all'assunzione diretta numero 15 nello staff del sindaco. Tuttavia ha fatto più rumore la notizia relativa a un'altra staffista, Lucia Russo, assunta tra i collaboratori dell'assessore allo sport Pina Tommasielli. Nulla di strano se non fosse per la sua parentela con il sindaco Luigi de Magistris.
È bene ricordare che i collaboratori di sindaco e assessori sono scelti sulla base di un solo requisito: il rapporto fiduciario. Chi più di un parente può rispondere a questa richiesta? Non a caso la Russo non è l'unica 'cugina' in ballo. Stefano d'Ambrosio, marito dell'assessore alla cultura Antonella Di Nocera, è capo staff dell'assessore al bilancio Riccardo Realfonzo (visti i curriculum, si potrebbe pensare che la nomina più discutibile sia proprio quella dell'assessore); Dario Montefusco, figlio del direttore centrale del Comune Giuliana Visciola, è staffista presso l'assessorato al Patrimonio diretto da Bernardino Tuccillo, investito anche della dura lotta ai privilegi ai partiti nell'assegnazione degli immobili comunali. E chissà quanti altri si nascondono nei sempre più nutriti elenchi di collaboratori che pesa sulle casse comunali per una spesa annua di 2 milioni di euro.
Non male per l'uomo che doveva rompere il sistema delle clientele, abbattere caste, favoritismi e cricche. Ad ognuno la sua cricca e quella del sindaco è solo agli inizi. Come qualche difensore d'ufficio interessato ha fatto notare, si tratta di un contratto di appena ventimila euro l'anno, quando le passate amministrazioni si sono distinte per assunzioni con spese di ben altro importo. Inutile dire che il difensore in questione è un altro staffista diretto del sindaco, Alessio Postiglione, che di euro ne prende qualche migliaio in più. In queste settimane gli assessorati si sono riempiti di validi giovani, tutti con le giuste credenziali. C'è chi realizzava i comunicati stampa, chi organizzava gli eventi, chi teneva l'agenda, chi gestiva i profili sui social network, chi riprendeva il candidato sindaco lungo i tour elettorali, addirittura chi architettava avveniristiche campagne mediatiche sui telefonini. Insomma, un gran rumore per nulla...
Colpisce, tuttavia, la reazione di de Magistris. Una nota nella quale mostra di aver acquisito la piena padronanza del linguaggio politichese, del dire e non dire. De Magistris non ha ammesso che sua cugina è nello staff di uno dei suoi assessori, né tantomeno che la legge consente questo tipo di assunzioni. Il rischio di essere identificato al pari di un berlusconiano o un bassoliniano qualunque è troppo forte. Così de Magistris si affida ai casi statistici, a come su ventunomila dipendenti del Comune di Napoli (in realtà ne sono dodicimila) "è plausibile che uno di questi abbia un qualche grado di parentela con il sindaco o con un altro esponente della giunta". Una risposta sconcertante, non solo perché non si parla di persone assunte dopo regolare concorso o con procedure definite, né un dipendente comunale può essere equiparato a uno staffista la cui scelta è del tutto discrezionale. De Magistris lascia credere di non essere a conoscenza della presenza effettiva di una sua parente, affermando che si tratta di una "eventualità possibile", quando tutte le nomine dei membri di diretta dipendenza del sindaco e degli assessori avvengono con decreti sindacali che portano in calce la sua firma.
In questa storia la vera questione è a monte. Sebbene le norme consentano la creazione di simili strutture, il sindaco dovrebbe spiegare come sia possibile che, nonostante le casse vuote del Comune (per sua stessa e ripetuta ammissione), si sia prodigato a ingrossare la squadra di assistenti personali, per lo più impegnati nella comunicazione di stampo propagandistico. Nella sgangherata città che non è in grado di garantire i servizi ordinari minimi, "dei 21 mila dipendenti comunali", c'è spazio per una cinquantina di contratti in più. Con buona pace di chi pensava di dover assistere a una rivoluzione amministrativa e sta invece assistendo a un semplice cambio di colori.
Paolo Carotenuto
14 novembre 2011
Nota di de Magistris sul profilo facebook
«Comune di Napoli presenta, tra uffici propri e società partecipate, circa 21mila dipendenti. Se la statistica è ancora considerata una scienza in questo paese, mi sembra altamente probabile che una mia cugina possa lavorare come staffista presso una struttura del Comune. Per altro -ed è l'aspetto più importante- con un curriculum assolutamente appropriato al... ruolo che ricopre. Mia cugina lavora – e non su mia indicazione- all'assessorato allo Sport ed è laureata in Scienze motorie con specialistica in comunicazione, marketing e gestione impiantistica sportiva, laurea conseguita presso l'Università degli studi di Napoli Parthenope. Inoltre ha collaborato con il Coni per progetti sportivi all'interno delle scuole primarie (mi riferisco a “Gioco Sport”). Tra lei e l'assessore Tomasielli, poi, è nato un rapporto di fiducia e collaborazione anche durante la campagna elettorale, quando mi hanno sostenuto organizzando insieme, come volontarie, diverse iniziative. Stefano D'Ambrosio, invece, è un dipendente in aspettativa contrattualizzato come staffista dell'Assessorato al bilancio, il che genera un risparmio all'amministrazione che sostiene solo gli oneri legati alla differente remunerazione dei ruoli. Soprattutto è un collaboratore fiduciario dell'assessore Realfonzo fin dal 2009, quindi il suo incarico attuale non dipende in alcun modo dall'incarico ricevuto dalla moglie, l'Assessore alla Cultura Di Nocera, solo cinque mesi fa. Una collaborazione di cui lo stesso assessore Realfonzo parla nel suo libro “Robin Hood a Palazzo San Giacomo”, dove è ricostruito anche l'alto profilo tecnico di D'Ambrosio. Stesso discorso per Dario Montefusco dell'Assessorato al patrimonio di Bernardino Tuccillo: egli lavora da tempo con Tuccillo avendo un curriculum appropriato al suo incarico (laurea e master in materie giuridiche). Questa amministrazione, che ha fatto della legalità e della trasparenza i fondamenti del suo operato esterno ed interno, non può consentire il gossip e soprattutto il gossip inconsistente e infodato. Inoltre mi chiedo: ma i parenti di quanti rivestono un ruolo di amministratore devono automaticamente espatriare per poter lavorare? Credo nel merito, nella formazione, nella passione come criteri di selezione professionale e a questi criteri mi sono sempre rifatto. Il resto? E' chiacchiericcio fangoso che lascio al sito Dagospia di Luigi Bisignani...»
- Nella foto in alto a destra, alcuni casi statistici







