IL SINDACO DE MAGISTRIS RILANCI IL CENTRO STORICO DI NAPOLI
Napoli dai mille volti. Napule è mille culure. Definizioni che richiamano la plurisecolare stratificazione architettonica prodotta dai mille popoli che l’hanno dominata e che le hanno lasciato in eredità un Centro storico senza uguali, tutelato dall’UNESCO dal 1995.
Un vasto museo, diffuso e vissuto, fatto di palazzi nobiliari e chiese, di piazze e di vicoli, di archi e di colonne, di vedute mozzafiato.
Il patrimonio culturale napoletano non è qualcosa di alieno, ma è la nostra memoria, la nostra stessa anima.
Eppure, la vastità e le sue singolarità non bastano. Napoli non ha ancora conquistato una soddisfacente quota del mercato – nazionale ed internazionale - del turismo culturale che il prestigio e l’unicità del suo patrimonio di arte e di storia pretenderebbe.
Per la gestione, tutela e valorizzazione dei Beni culturali di Napoli e della sua provincia, secondo le fonti ufficiali, fortissima è l’incidenza (64%) dei pubblici dipendenti mentre il numero dei lavoratori indipendenti è in una fase di stallo se non addirittura, come nel caso di quelli dell’ambito no profit in forte regressione. Ma la pianta organica non riesce a coprire le necessità che il patrimonio partenopeo richiederebbe.
Per rendersene conto basta appena sfogliare le pagine dei quotidiani: “Biblioteca chiusa a Pompei: rischio amianto, topi e locali fatiscenti”, “ Restauri infiniti, case che cadono a pezzi e musei costruiti e mai aperti da 40 anni”, “Viaggio-incubo dentro gli scavi di Ercolano”, “Pozzuoli, negato al pubblico il Gran Tour archeologico dei Campi Flegrei”, “Museo Archeologico, metà sale chiuse e personale inefficiente”. Fortunatamente anche il pianeta della valorizzazione dei beni culturali è multiforme. Le carenze, i limiti nella gestione del patrimonio culturale molto spesso sono imposti da farraginosità di ordine burocratico e da limitate risorse finanziarie.
In tale contesto, il volontariato assume un peso crescente nel porre in luce l’ampiezza e la ricchezza del nostro patrimonio culturale, ma non è alternativo, né si sostituisce allo Stato.
Non sono rari, infatti, i casi in cui le diverse associazioni si occupano anche di garantire l’apertura di chiese, edifici o monumenti altrimenti non accessibili al pubblico non per inagibilità, ma per semplice carenza di fondi e personale che se ne occupi. E’ innegabile quindi il fortissimo legame che queste hanno con il territorio comunale nel quale svolgono le loro iniziative e la dipendenza dalle risorse finanziarie concesse sotto forma di contributi dall’Amministrazione comunale.
Sia chiaro, non tutta la galassia del volontariato è composta da associazioni qualificate sia per rilevanza culturale dei progetti di valorizzazione, sia per grado di competenza dei volontari. Molto spesso questa tipologia di sodalizio più che fini culturali persegue obiettivi politici essendo organica al ceto politico dominante e venendo da questo ampiamente locupletata. La mancanza di indirizzi certi per la concessione dei contributi e delle decisioni affidate al libero arbitrio del sindaco e degli assessori, non fa altro che alimentare velenose – e non di rado fondate - polemiche e, nei fatti, determina l’esclusione dai benefici economici di progetti ed associazioni altamente meritevoli del pubblico sostegno.
Lo sviluppo turistico di Napoli dipende da una migliore valorizzazione del patrimonio culturale cittadino, in grado di generare un circolo virtuoso che attragga maggiori investimenti nella sua promozione. In questa prospettiva risulta fondamentale l’opera svolta dal volontariato nell’organizzare itinerari turistici sotto forma di un servizio di visite guidate nei centri storici e per i principali monumenti cittadini.
Il sindaco de Magistris è ben conscio di questa relazione, anche se nel suo programma elettorale, per ovvie ragioni si sintesi, si legge ben poco: Centro storico - rendere fruibile il patrimonio artistico e garantire la sicurezza dei turisti e dei monumenti attraverso un sistema di telecamere.
E’ il momento quindi di superare la mera enunciazione di principio ed approfondire l’analisi sulle opportunità turistico-culturali del Centro storico partenopeo, anche in termini di nuova occupazione giovanile.
Certo, quella della sicurezza è una precondizione fondamentale e quindi ben venga il sistema di fotocamere, ma occorre soprattutto creare una cabina di regia – Comune, Università (Facoltà di Storia e di Architettura), Camera di Commercio, Accademia di Belle Arti, Soprintendenza BAAPSAE di Napoli e provincia, Scuola di Ceramica di Capodimonte, Conservatorio di S. Pietro a Maiella – che oltre a coordinare le numerose iniziative del volontariato sul territorio, iscrivendole su di un o speciale master plan, sia demandata alla creazione di eventi artistici e culturali nelle strade e nelle piazze più suggestive del Centro storico, utilizzando i migliori prodotti delle nostre eccellenti officine culturali.
Artisti, musicisti, studiosi della storia della nostra città, in tal modo potranno arricchire e valorizzare il prezioso lavoro prodotto da decine e decine di volontari – il più delle volte misconosciuti – e l’operosità delle tante botteghe artigiane diffuse negli storici vicoli. Il circolo virtuoso si completerebbe con l’intervento delle Corporazioni del Turismo poste nelle migliori condizioni per poter vendere insieme ai pacchetti crocieristici, i tour, i soggiorni brevi, medi o lunghi che siano, le rassegne, i concerti, le iniziative artistiche e culturali distribuite nel corso dell’intero arco dell’anno solare.
Il sindaco de Magistris ben conosce il valore del nostro mondo accademico ed universitario. Non a caso ha fortemente voluto per due assessorati strategici della sua amministrazione che fossero ricoperti dal professore ed economista Riccardo Realfonzo e dall’urbanista Luigi De Falco architetto specializzato nel restauro dei monumenti. Ed ha dato ampia prova con la liberazione di Via Caracciolo di cosa sia capace la sua tenace volontà.
Ora però lasci il lungomare alla libera iniziativa degli imprenditori del tarallo n’zogna e pepe, della porchetta e perché no – in omaggio al multiculturalismo – del kebab e dell’artigianato tarocco, il compito di completare la sua opera. Si dedichi, come ha promesso in campagna elettorale al TARGET VALORIZZARE I VARI QUARTIERI, LE VARIE REALTA’ DEL TERRITORIO NAPOLETANO.
Non è, infatti, sufficiente trasformare alla Mao Tse Tung i napoletani in un popolo di ciclisti perché aumenti l’appeal internazionale della città. Né assegnare agli eventi uno stato di servizio permanente effettivo. Si sottragga alle espressioni di un capitalismo plebeo e affarista e chieda alla città uno sforzo comunitario per trasformare il cuore antico della città in un attrattore di turismo culturale in grado di concretare quel rilancio economico, culturale e sociale troppo spesso rimasto malinconicamente allo stato di puro enunciato pre-elettorale.
Lidio Aramu



