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Demarco: Noi e la città, cosa ci dice quel pino crollato in via Aniello Falcone

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Sodano_crolloalberoSe è vero che tutti avevano denunciato la pericolosità del pino caduto in via Aniello Falcone, se è vero che tutti avevano avvertito i vigili del fuoco o il Comune, se è vero che tutti avevano notato la minacciosa inclinazione del tronco o la squilibrata disposizione dei rami, e  se addirittura c’è stato chi aveva notato il sollevamento di una enorme zolla alla base dell’albero e aveva lanciato l’allarme; se è vero tutto questo e ciò nonostante il pino è crollato lo stesso uccidendo Cristina Alongi, allora il quadro non torna. Non torna che di tutte le segnalazioni, di tutte le telefonate, di tutte le sollecitazioni pervenute agli uffici competenti non ci sia traccia alcuna.

“A noi nulla risulta”, ha detto il vicesindaco Sodano, responsabile dell’ambiente. Possibile? Sembra incredibile. Eppure è successo. E se è successo vuol dire che a spezzarsi non è stato solo un albero, ma un pezzo di quel meccanismo complesso che garantisce il governo della città. Un meccanismo fatto di fiducia e di partecipazione. Fiducia nelle istituzioni e partecipazione alla loro attività.

La non appartenenza

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Mi ha colpito la decisione di Pino Daniele, mi ha colpito perché ha rafforzato quello che è il mio convincimento da sempre, cioè che noi Napoletani non siamo mai stati veramente orgogliosi di essere Napoletani! Eppure noi dovremmo essere tra i cittadini Italiani quelli più orgogliosi di tutti, perché noi abbiamo tutto quello che gli altri non hanno e che ci hanno sempre invidiato.

Sarà forse proprio questo il motivo per cui dall’Unificazione dell’Italia ci hanno costretti a dimenticare l’Appartenenza. Ovunque vai se incontri un Pugliese, un Calabrese, un Piemontese, un Campano di Salerno, loro ci tengono a sottolineare la loro origine e a decantare le meraviglie dei loro paesi, noi no! Noi ci siamo sempre vergognato di dire sono Napoletano, e quando andavo fuori ringraziavi il cielo che la tua auto avesse una targa che non specificasse la provenienza del conducente.

Appalti America's Cup. Dubbi antichi denunciati da associazioni e società civile

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Il mondo politico napoletano è stato scosso dalla notizia sull'inchiesta per gli appalti relativi all'organizzazione delle gare di vela del circuito America's Cup World Series, fortemente volute dal Sindaco di Napoli Luigi de Magistris e pagate a caro prezzo utilizzando in parte fondi europei. La reazione del Sindaco è stata molto forte e come al solito ha richiamato lo scontro in essere con i poteri forti che la sua amministrazione avrebbe scardinato. Non è dato sapere di quali poteri parla, giacché proprio per le regate di vela il primo cittadino è riuscito nell'impresa di mettere d'accordo tutti i potentati economici della città, oltre che gli enti locali, giustificando una spesa di svariati milioni di euro in un periodo di vacche magre.

In un'intervista rilasciata al Mattino, il Capo di Gabinetto del Sindaco, Attilio Auricchio, si scaglia contro l'aggressività e la presunta esultanza con la quale l'inchiesta è stata accolta da "alcuni cittadini". Il parametro di riferimento di Auricchio è costituito dalle reazioni sui social network, gli stessi che i fautori della rivoluzione arancione seppero utilizzare in modo prepotente massacrando l'avversario poco comunicativo e avvezzo a infiammare le piazze. La ragione? Aver sottratto a un pezzo della città prebende che venivano riconosciute dalle precedenti amministrazioni.

De Magistris, sogno o incubo?

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Alla posta l'ardua sentenza
di Mimmo Carratelli - La Repubblica Napoli 10 giugno 2013

Definito l’Uomo di Nienterthal che niente fa, de Magistris rivendica invece un prodigioso cammino nei suoi primi due anni da sindaco che sfugge (cammin fallendo) e da Palazzo San Giacomo agita il braccio: l’arto di trionfo.

Lontane le parole spifferate in 32 minuti al Modernissimo nel giorno della candidatura dello scasso.

Eletto, disse di essere stato votato dal 66 per cento dei senza cervello, come Berlusconi aveva definito chi lo votava, ma sarebbe stato il sindaco anche di quelli col cervello.

Nessuno afferrò il senso di quella dichiarazione rivoluzionaria.

La rivoluzione di de Magistris non tocca i beni comuni

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Qualunque sia il punto di osservazione – religioso, filosofico, politico - un bene comune è un’entità fruibile da una collettività, liberamente accessibile ed indispensabile alla vita. L’acqua è il bene comune noto ai più, tuttavia, anche gli ecosistemi - e tra questi quelli urbani (le città) - godono di un buon grado di notorietà in conseguenza degli effetti devastanti prodotti dal delittuoso utilizzo delle risorse ambientali.

Essi per definizione non sono escludibili così come non sono sottraibili e la loro difesa, a Napoli, rappresentava uno dei pilastri fondanti dell’azione politica del sindaco, Luigi de Magistris, e della sua variegata compagine politica. Difesa che sostanzialmente si è concretata con la concessione a risibili costi di Piazza del Plebiscito, per la realizzazione di mega concerti rock e la liberazione dalle auto dell’unico asse di collegamento tra il levante ed il ponente della città. Interventi a forte impatto propagandistico ma di nessuna utilità pubblica. Interventi giustificati fumosamente con ipotetici incrementi di presenze e profitti turistici. In verità in città pochi credono all’efficacia di queste iniziative e tra questi i magistrati della locale Procura della Repubblica che hanno avviato indagini per accertare se siano state rispettate procedure, leggi e regolamenti in materia di concessioni ed appalti pubblici.