Città della Scienza è andata in fumo in una notte. In realtà era già un cumulo di cenere, ignorato dall'indifferenza degli amministratori e dei cittadini napoletani. Le fiamme pare abbiano risvegliato l'orgoglio sopito di intellettuali e gente comune, indignati dinanzi a quello che da alcuni è stato definito un attacco alla città e alla sua cultura. Un festival di retorica e luoghi comuni, quasi a volersi scrollare di dosso i sensi di colpa per aver permesso una lenta ma inesorabile decadenza. Città della Scienza era il simbolo di un riscatto che in realtà non è mai esistito. Cattedrale nel deserto in un territorio martoriato e avvelenato, intorno non aveva altro che il vuoto. In questi anni è servita da serbatoio per alimentare la politica clientelare del regime bassoliniano. Ogni iniziativa realizzata in quel luogo era sottoposta al filtro della politica. La Fondazione Idis altro non era che l'estensione di un potere politico che l'ha foraggiata ed alla quale ha chiesto ritorni sotto le forme più classiche della crescita del consenso e della gestione delle risorse. La struttura risparmiata dalle fiamme, laddove sono ospitati il centro congressuale e l'incubatore di imprese, rappresenta un'ulteriore facciata della commistione di interessi che rappresenta un freno alla vera crescita e sviluppo del territorio. Un raro esempio di incubatore che, anziché ospitare start up e aziende che muovono i primi passi, conta al suo interno società affermate, alcune delle quali già consolidate e pluripremiate a livello nazionale finanche dalla Presidenza della Repubblica, attirate dal costo dei fitti degli uffici contenuti e dai benefici d'immagine derivanti dall'avere la propria sede in un luogo in cui si 'promuove' la scienza.
La ferita a una città agonizzante
- 07 Marzo 2013
- Paolo Carotenuto
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Napoli a pezzi
- 20 Febbraio 2013
- Lidio Aramu
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TRA UNA PISTA CICLABILE E LA VUITTON CUP, LA CITTA' SI INTERROGA DINANZI AL BARATRO CHE RISCHIA DI INGHIOTTIRLA
E’ accaduto di nuovo. Notte tempo, per cedimenti strutturali, un altro edificio dei quartieri spagnoli è stato sgombrato. Una trentina di famiglie possono accendere ceri di ringraziamento a San Gennaro per lo scampato pericolo. Più volte, da queste colonne, ci siamo occupati dagli immanenti rischi derivanti dall’edilizia in avanzato stato di degrado, localizzata prevalentemente nel centro storico ed in quello antico di Napoli.
Si tratta di manufatti plurisecolari, la cui staticità è resa precaria dalla presenza di cavità del sottosuolo, dai terreni sciolti di natura piroclastica su cui poggiano le fondamenta, dagli effetti degli oltre cento bombardamenti dei liberatori anglo-americani, dalle reti-colabrodo idriche e fognarie, dall’assoluta mancanza di manutenzione ordinaria e straordinaria.
Lassammo fa' a Dio: la normalità a Napoli
- 15 Febbraio 2013
- Lidio Aramu
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Prima bisogna trasformare questa città in una normale e poi la umanizziamo”. Confesso che questa obiezione suscitata da una mia dissertazione sulla necessità di avviare una radicale trasformazione di forme e funzioni della città, mi ha non poco turbato. E sono rimasto a lungo a riflettere su cosa potesse significare “normalità” a Napoli. L’arco temporale della mia vita mi consente di ricercarne il significato più profondo da “testimone informato dei fatti”. Sciolgo, quindi, la mia fantasia e le permetto di andare alla ricerca della normalità perduta, sorvolando a volo radente l’ordito e la trama urbanistica della città.
'De Bello Caracciolo', ma la città dov'è?
- 10 Febbraio 2013
- Lidio Aramu
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Dalle torri di Palazzo San Giacomo, le trombe annunciano un riconoscimento del TAR alla correttezza di tutte le procedure adottate dall'amministrazione per arrivare al provvedimento definitivo di Ztl del mare e lungomare liberato. Dall’acropoli posillipino si risponde con le campane annuncianti che quello respinto dal TAR non è il ricorso, ma la richiesta di sospendere il provvedimento in attesa del definito in attesa dell’Ordinanza. E la guerra della Caracciolo continua...
Il lungomare di Napoli come la linea del Piave, la Maginot, la linea Gustav, ma le guerre lasciano al suolo solo rovine, morti e feriti. E’ irritante il dover assistere alla contrapposizione tra amministratori e amministrati sulla funzione da assegnare ad un pezzo di città pur significativo, perdendo di vista le realtà, a volte anche drammatiche, che costellano l’intero territorio cittadino. La sineddoche ha logica e funzione nell’arte della retorica. Una figura retorica che non può trovare applicazione nella complessa gestione della polis. Ed in particolar modo di una città come Napoli… A questo punto, il buon Peppino De Filippo avrebbe ripetuto “ho detto tutto”.
Aree a rischio sismico-vulcanico: no al condono dell'abusivismo edilizio
- 07 Febbraio 2013
- Lidio Aramu
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Perbacco! Un primo, grande risultato la trivellazione del suolo nell’area di Bagnoli l’ha conseguito. Non si tratta però di nuove conoscenze scientifiche (almeno per ora), né di una casuale fuoruscita di oro nero. La perforazione, sorprendentemente, ha fatto sì che un consistente numero di cittadini abbia finalmente scoperto di vivere su un’area vulcanica. E’ da un po’ che si parla delle tre caldere magmatiche che hanno come riferimento visibile i fenomeni del vulcanesimo nei Campi Flegrei, il monte Epomeo, i rilievi isolati del Somma-Vesuvio. In questo crescendo di attenzioni anche il Marsili e l’isola Ferdinandea non sfigurano.
Recentemente è stata allargata dalla Protezione Civile l’area rossa del Vesuvio. Quella in cui nella malaugurata evenienza di eruzione si registrerebbero gravi ed irreversibili danni ad uomini e cose. Il livello di guardia già di per sé molto alto per la singolare naturalità dei luoghi, subisce repentini innalzamenti ad ogni mutazione dello stato dei luoghi. L’interesse che ha conquistato la comparsa di un “geyser” alto 5 metri di gas e acqua bollente in località Pisciarelli, tra Napoli e Pozzuoli, testimonia il grande stato di apprensione delle popolazioni.



