Si parte con Palazzo Penne. Oltre 100 milioni di euro da investire. Il ruolo del Comune di Napoli
Palazzo Penne, fatto costruire da Antonio da Penne, segretario di Re Ladislao, nel 1406, a ridosso dell’antico porto di Napoli, rappresenta con la sua storia recente, dal marcato sapore kafkiano, il simbolo di una diffusa e cronicizzata condizione di degrado. Uno stato che offende le preziose peculiarità del Centro storico di Napoli, dichiarato per queste dall’UNESCO patrimonio dell’umanità.
La storia del palazzo catalano è nota. Poco prima che fosse destinato a bed'n breakfast, nel 2002, fu “salvato” dalla Regione Campania di Antonio Bassolino. Salvataggio costato alla comunità ben 10 milioni di euro; cinque per l’acquisto, cinque per trasformarlo in un polo umanistico dell’Orientale, ma il recupero strutturale non è mai cominciato provocando ulteriori danni e la compromissione della statica dell’edificio. Di fronte a cotanto sfascio la Procura della Repubblica, dopo le indagini del caso, ha rinviato a giudizio (gennaio 2011) l’ex governatore Antonio Bassolino e il deputato Pd Pasquale Ciriello, già rettore dell’Orientale, con l’accusa di «danneggiamento di cose di interesse storico e artistico per mancata azione di restauro».
Il progressivo disfacimento del Centro storico, accelerato dalla colpevole incuria delle pubbliche istituzioni, sembra però essere giunto al capolinea. La Regione Campania ha, infatti, deliberato di assegnare 13,5 milioni di euro per il recupero dello storico Palazzo Penne. La progettazione e la predisposizione delle procedure per la gara d’appalto sono state affidate all’Agenzia Regionale di Difesa del Suolo Arcadis che avrà la sua sede nel prestigioso edificio con un risparmio per la Regione di oltre 200 mila euro all’anno di fitti passivi.
Il recupero di Palazzo Penne coincide con la firma del protocollo d’intesa sottoscritto da Regione Campania, Comune di Napoli, Arcidiocesi di Napoli, Ministero dei Beni Culturali e Provveditorato interregionale per le opere pubbliche per la Campania ed il Molise per l’attuazione del Grande Progetto Centro Storico di Napoli. Cento i milioni di euro di fondi europei (Por-Fesr 2007-2013) destinati ad attivare il processo di valorizzazione del potenziale turistico-culturale del Centro storico napoletano. Il prossimo step saranno le gare d’appalto e gli affidamenti per i lavori.
L’aspetto innovativo del Grande Progetto, consiste in una riqualificazione che va ben oltre il doveroso recupero strutturale del patrimonio edilizio storico in quanto, esso, punta al riordino ed alla riqualificazione degli spazi pubblici e delle quinte urbane, in modo da renderle organiche ad un unico grande sistema a forte valenza strategica per Napoli. Ma il punto di forza dell’intero disegno si ritrova nell’incremento dell’offerta dei poli di animazione culturale e sociale, anche attraverso l’inserimento di attività terziarie ad alto livello artistico, culturale o sociale, prevedendo il riuso del patrimonio edilizio abbandonato e il riuso dei locali comuni al pianterreno degli edifici recuperati.
I “poli” da soli non sono certamente sufficienti a conseguire quella rinascita sociale e culturale del Centro storico tanto auspicata. Occorre che il Municipio riesca ad implementare in un vasto e denso programma di eventi culturali, le eccellenze espresse dal territorio in tutti i campi dell’Arte, della Conoscenza e del Volontariato (ovviamente quello vero e qualificato). Nell’ambito dell’amministrazione municipale questo tema è all’ordine del giorno, ma si è ancora nella dimensione delle analisi. Urge passare dallo studio all’operatività.
Più volte abbiamo sostenuto da queste pagine, la necessità non più derogabile di creare una cabina di regia – Comune, Università (Facoltà di Storia e di Architettura), Camera di Commercio, Accademia di Belle Arti, Soprintendenza BAAPSAE di Napoli e provincia, Scuola di Ceramica di Capodimonte, Conservatorio di S. Pietro a Maiella, associazioni di categoria dell’artigianato storico – per programmare e coordinare eventi, manifestazioni e percorsi turistico - culturali da realizzare negli angoli più suggestivi dell’antico cuore di Napoli.
L'assessore alla Cultura Di Nocera non fa misteri sulla scarsità di fondi disponibili. Lo stesso Maggio dei Monumenti si è svolto in tono minore e soltanto grazie al decisivo finanziamento della Regione Campania. Non è azzardato quindi, ipotizzare che questa condizione potrebbe inficiare le opere di riqualificazione previste dal Grande Progetto per il Centro storico.
La penuria di fondi e l’esigenza di evitare che il nostro “patrimonio dell’umanità” possa essere declassato ed inserito nella lista del Patrimonio Unesco in pericolo impongono scelte coraggiose al pari di quella del presidente del Consiglio Mario Monti, che non ritenne di sostenere la candidatura di Roma alle Olimpiadi a causa delle condizioni economiche dell’Italia.
La scarsità di fondi disponibili impone quindi uno sforzo di fantasia ed una revisione delle scelte politiche di fondo sin qui adottate dall’Amministrazione comunale. Pur ritenendo fondamentale che Napoli torni ad essere una capitale della cultura, cresce il fronte del dissenso verso la politica ad effetto degli eventi. Si discute molto, in termini non proprio entusiastici del Forum Internazionale delle Culture e delle sue ricadute in città. Si continua a parlare di organigrammi e di manager, della rarefazione dei finanziamenti, del rischio di un probabile flop.
Il sindaco de Magistris a questo punto potrebbe, con una decisione rivoluzionaria, trasformare il Forum delle Culture in un Forum Permanente della Cultura napoletana. Eviterebbe così di sostenere altre spese a fondo perduto, animerebbe le quinte del Centro storico con iniziative riconducibili o prodotte dalla cultura partenopea, escluderebbe ogni rischio di retrogradazione del nostro “patrimonio dell’umanità” UNESCO.
Una visione provinciale? Proviamo a chiederlo alle migliaia di artisti, storici, tour operator napoletani ed alle loro famiglie.
Lidio Aramu



