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La Napoli che frana oltre le metafore

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BUCHE VORAGINI FRANE ED ALLAGAMENTI A NAPOLI. TUTTA COLPA DELLE PIOGGE TORRENZIALI?
Copertoni, cerchioni, boccole e semiassi sono gli accessori auto più venduti a Napoli. Specularmente all’avvocatura comunale giungono sempre più numerose le richieste di risarcimento per i danni causati dalla mancata manutenzione stradale. E’ innegabile che alcuni tratti della rete stradale somiglino ad una ricostruzione del paesaggio lunare tante sono le buche e le voragini che s’incontrano. Ed anche, se vengono ascritte al carattere torrenziale delle piogge recentemente cadute sulla città, queste rappresentano l’inaccettabile sintomatologia di una degradante incuria di lungo corso.
Ancora una volta è stata l’emergenza a farla da padrone. Gli interventi, così radi da non essere neanche percepiti, sono stati limitati ad eliminare, senza affanni, le condizioni di pericolo per la pubblica incolumità.

Attività petrolifere in aree interessate da faglie attive sismogenetiche e sicurezza ambientale

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Negli ultimi tempi si stanno diffondendo le attività petrolifere in aree interessate da faglie attive sismogenetiche che hanno causato e potranno originare eventi sismici, da georisorse rinnovabili di importanza strategica per l’assetto socio-economico di oggi e di domani quali le risorse idriche ed il suolo che consentono attività produttive agricole di pregio.
Deve essere chiaro che le leggi attuali e la compiacente e disattenta “azione” dei rappresentanti delle pubbliche istituzioni rendono, di fatto, incompatibili lo sfruttamento ad ogni costo degli idrocarburi (risorsa ricca sfruttabile in poco tempo e “potenzialmente corruttrice”) e la conservazione e valorizzazione delle altre georisorse (risorse di vitale importanza per le generazioni passate e future).

Nuovi sovrani alla prima del San Carlo

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Quand’ero giovane io, e qua intorno era tutta campagna, al Vomero c’erano solo broccoli, il pane aveva un altro sapore, c’erano le stagioni di mezzo, Venezia è bella ma io non ci vivrei… insomma a quell’epoca là, uno andava a teatro e vedeva gente come Valenzi o Pertini seduti normalmente in platea, che seguivano lo spettacolo. Alla Scala Spadolini si piazzava in un normale palco in seconda fila e, persino Craxi, che pure una certa aspirazione monarchica la coltivava, non osò mai uscire da quel palco di 3ª che ogni anno prendeva in abbonamento con la famiglia.
Il Palco Reale costantemente tenuto vuoto e al buio alla Scala o al San Carlo rimaneva un’immagine di straordinaria potenza: questa è una Repubblica e tutti i cittadini sono uguali!

Esiste una Prospettiva Euro Mediterranea?

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E' possibile oggi ipotizzare un'area di cooperazione tra la sponda nord e la sponda sud del Mediterraneo, a fronte dei rivolgimenti politico-sociali afferenti all'area nord africana e all'evidente difficoltà dell'Unione Europea di stabilire contatti multilaterali con le diverse regioni?

La Cappella Pappacoda dell'Università degli Studi di Napoli L'Orientale ha ospitato il seminario sulla Prospettiva Euro Mediterranea. L'incontro- promosso dall'associazione Prospettiva Europea in partnership con le associazioni Orientale 05 e Step Europa, nell'ambito del ciclo di seminari "Verso Europa 2020"-

ha proposto il tema della cooperazione tra i paesi del bacino mediterraneo, a partire dall'origine storica delle relazioni interregionali fino agli attuali scenari geopolitici. Tra i relatori, il prof. Sergio Ventriglia, docente di Geografia Politica dell'Europa presso L'Orientale, il dott. Luca Forte, rappresentante di Smr (Osservatorio Mediterraneo e Statiche Territoriali), e la dott.ssa Lorena Matteo, presidente dell'associazione Noi@Europe.

Napoli Capitale... del Nulla!

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Napoli capitale europea della cultura, Napoli centro del Mediterraneo: due consunti artifici retorici per evocare gli antichi fasti culturali della capitale ai tempi dei Borbone ed una posizione geografica mai valorizzata.
Le ragioni sono note: l’isolamento ed i pregiudizi post unitari hanno avuto senz’altro un ruolo non marginale, ma le schiaccianti responsabilità del ruolo subalterno assunto dalla Città in termini di gap culturale ed economico, vanno ascritte ad una classe politica locale modesta e gretta e all’imprenditoria partenopea, che per pochezza culturale, non ha avuto capacità d’iniziativa limitandola alla commessa statale ed ai pubblici finanziamenti.