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Il centro storico di Napoli come opportunità di sviluppo

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Ma de Magistris lo sa?
Ei fu. Nel disinteresse generale, Stefano Gizzi, il peggior soprintendente che Napoli abbia mai avuto nella sua storia, lascia la sua scrivania a Giorgio Cozzolino. I napoletani orgogliosamente attaccati al proprio patrimonio culturale confidano che non si tratti di un mero avvicendamento burocratico. Sperano di percepire nei fatti un radicale cambiamento di rotta nella tutela del patrimonio storico-monumentale-architettonico. Un unicum che non ha eguali in Europa e forse nel mondo. Un patrimonio recentemente offeso impunemente per dar luogo a risibili eventi voluti dall’amministrazione arancione della città. Ogni allusione ai baffi calcarei fatti crescere - e non ancora tagliati come da vincolo esistente - alla scogliera antistante alla “rotonda Diaz”, alla sfregiata Cassa Armonica di Errico Alvino, al mutilato monumento al Duca della Vittoria, è puramente voluta.


L’arretramento dello stadio del tennis, sino a fagocitare il monumento a Diaz, è la prova solare della criticabile visione della tutela dei beni culturali del soprintendente Gizzi. Una visione in cui i vincoli di tutela assumono il connotato di “fatti culturali”. La flessibilità derivante dalle interpretazioni culturali si è inverata in tanti episodi, ma quello emblematico è senz’altro dato dalla vergognosa vicenda del campo di tennis. 

Sulla stampa d’epoca fu, infatti, riportato un primo progetto del “casatiello” tennistico, collocato in posizione più prossima alla spiaggia e con la presenza di un backstage sulla spiaggia. Un progetto che, sempre da fonti giornalistiche, fu ostacolato da Gizzi. Opposizione che si concretò con la liberazione della spiaggia e della murata alviniana e con la perfetta sovrapposizione del “casatiello” all’imponente opera di Cancellotti e Cagni opportunamente mutilata per la bisogna. Nel silenzio complice o in differente del fu soprintendente Gizzi.

Per quelle strane coincidenze che la vita riserva, quasi che fosse un originale benvenuto al nuovo soprintendente, il giorno del passaggio delle consegne tra i due alti dirigenti, a Napoli riprende, questa volta per la volontà tenace di una delle tante realtà del volontariato napoletano, il confronto sul futuro del Centro storico partenopeo. 

“Fare città” con rinnovata energia, invita a parlarne Nicola Pagliara, padre nobile dell’architettura partenopea, ed il direttore per lo sviluppo urbano e la ricostruzione di Berlino, professor Hans Stimmann.
Dalle lezioni magistrali dei due illustri cattedratici emerge una “nuova” visione del recupero urbano del Centro storico che a Napoli ancor più che a Berlino rappresenta – per estensione e ricchezza - una risorsa su cui investire affinché i vecchi quartieri tornino ad essere vissuti dalla gioventù e dai creativi. 

Le operazioni di riqualificazione urbana limitate esclusivamente alla conservazione d’importanti tessere della memoria storica della città, pur apprezzabile ed in molti casi inderogabile, tendono a costituire un museo a cielo aperto con insufficienti ricadute sugli indotti produttivi e sulla vivibilità dei luoghi.

Occorre ri-creare le condizioni perché questo cuore antico continui a pulsare con rinnovata energia. Senza alcun pace-maker. Basterà – come sostiene Pagliara – “creare con due o tre poli emblematici attrattivi una nuova mobilità interna”. “Il Centro è una enclave con dialetti, usi e costumi consolidati negli anni. Rompere questa armonia sarebbe criminale”.

Con il Grande Progetto “Centro storico di Napoli, valorizzazione del sito UNESCO” la Regione Campania ha finanziato progetti già definiti dalla Soprintendenza, Comune, Curia arcivescovile, Regione per il recupero di strutture pubbliche ubicate all’interno del perimetro della Napoli greco-romana. Manca però l’approvazione definitiva della Comunità europea che dovrebbe arrivare entro la fine del corrente anno. Dopo di che partiranno i cantieri che dovranno esaurire le risorse finanziarie comunitarie entro due anni. Indubbiamente, come ha riconosciuto lo stesso assessore all’urbanistica della Regione Campania, Marcello Taglialatela, è soltanto un incoraggiante inizio. Occorre che anche il Comune s’impegni a rimettere ordine nel caos che impera tra vicoli, piazze e piazzette, con una pianificazione che tenga presente le diverse necessità: dal recupero delle facciate dei palazzi privati, al piano dei colori, alla definizione di una decorosa tipologia per insegne, vetrine e per tutto quanto si affaccia sulla pubblica strada.

Su questo piano il discorso diventa arduo, considerato che, in un anno di amministrazione de Magistris, gli unici interventi hanno riguardato l’individuazione delle ZTL senza peraltro potenziare i vettori per la pubblica mobilità, e la trasformazione di un incantevole luogo simbolo in un immondo sito per pacchiane ed improduttive manifestazioni.

“Dalla nuova cultura della nostra società può nascere una diversa conoscenza dell’uso dello spazio – sostiene Pagliara - offrendo a ciascuno l’opportunità di esprimere il valore della memoria nella città che sceglie di vivere”. Cultura e memoria che nel cuore della Napoli politica son ben conservate e visibili. Negli scantinati di Palazzo San Giacomo
Lidio Aramu

 

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